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Il territorio del Parco

L’intero territorio dell’area del Parco rientra nel perimetro alla Comunità Montana Valle San Martino (tavolette CTR, scala 1:10.000 fogli B4E4, B4E5) ed occupa una superficie pari a circa 600 ha (595,91); dal punto di vista amministrativo, l’area appartiene alla Provincia di Lecco e ai territori comunali di Erve e Carenno. Si tratta di una zona montuosa inserita nel sistema delle Prealpi Lombarde, racchiusa fra il Monte Resegone, la Corna Camozzera, i monti Tesoro e Albenza da un lato, affacciata sul lago di Garlate e sul fiume Adda dall’altro. In prossimità della frazione Bora si raggiunge la quota minima, pari a 550 m slm, mentre la Corna Camozzera segna il valore altitudinale massimo, con i suoi 1452 m.
La perimetrazione scelta rispetta quella fornita dal Piano Generale di Indirizzo Forestale, salvo che in prossimità del Pertus, dove il Parco si è esteso fino a racchiudere completamente l’Oasi di protezione prevista dal Piano faunistico venatorio della Provincia di Lecco. In termini di uso del suolo vi è una netta prevalenza dei soprassuoli forestali, che interessano la grande maggioranza del territorio delimitato. L’area del Parco Sovracomunale interessa sia la fascia sommitale che quella intermedia, mentre è assente quella di fondovalle della Comunità Montana.

La fascia intermedia ricopre la zona a Est dell’abitato di Erve, dal Monte Mudarga fino oltre il Monte Forcellino, e l’area meridionale che, dall’estremo orientale dell’abitato di Carenno, passando per la Valle Fracetta, raggiunge la frazione di Caversano.
Il bosco svolge qui un ruolo fondamentale nella definizione del paesaggio; spiccano per pregio le selve castanili. La coltura del castagno ha distinto questi luoghi fino a qualche decennio fa e il suo abbandono minaccia ora di modificare la percezione dell’ambiente in modo significativo, salvo interventi ben strutturati.

Di notevole valore naturalistico, nonostante le dimensioni esigue, sono le formazioni vegetali di ripa, a carattere meso igrofilo, in cui si possono identificare svariate nicchie ecologiche. Il loro destino è spesso condizionato dalla presenza di vegetazione invadente o dall’assenza di piccole manutenzioni sui corsi d’acqua, che tal volta creano la necessità di interventi più invasivi, di maggior portata e dimensione. A movimentare linee e colori del paesaggio di questa fascia, soprattutto nella porzione meridionale della Comunità Montana, si collocano i terrazzamenti agricoli, di fattura puramente antropica. La loro diffusione nel perimetro del Parco è solo marginale, ma è importante riuscire a recuperare le situazioni di degrado legate per lo più all’abbandono colturale, e contenere l’avanzata del bosco, in modo da mantenere vivo questo elemento distintivo. Analoga problematica condiziona gli interventi su prati e pascoli, che, se lasciati incolti, necessitano sforzi frequenti per la riapertura il contenimento dell’avanzata del bosco.

Gli ambienti di forra, di cui la gola del torrente Galavesa ai margini del Parco risulta un esempio estremamente significativo, sono l’ultima tipologia che caratterizza la fascia intermedia del paesaggio della Comunità Montana.

La fascia definita sommitale contiene la restante area del P.LI.S. e coincide dal punto di vista vegetazionale con l’areale di diffusione del faggio.
Anche qui le formazioni forestali montane hanno un ruolo fondamentale nella definizione del paesaggio; fra queste emergono quelle da considerarsi "evolute", con caratteristiche di scarsa maturità, per il forte sfruttamento nei tempi passati e per la modesta fertilità del suolo. Il portamento assunto dalle piante è addirittura arbustivo nelle stazioni in cui gli incendi boschivi, o le condizioni dei siti hanno dato origine a serie evolutive pioniere, con bassa densità e copertura; si parla in questo caso di formazioni forestali di neoformazione.

Le dinamiche in atto sembrano favorire l’avanzata del bosco, qui con maggior incisività rispetto che nella fascia intermedia, minacciando di semplificare le caratteristiche del paesaggio agro-silvo-pastorale e la complessità di vegetazione e habitat, a discapito di prati, pascoli e radure. La zona fra il Pertusino e Cascina di Monte Basso meglio di altre descrive questa situazione in rapida evoluzione; il Piano di Indirizzo già prevedeva interventi di eliminazione della vegetazione invasiva e sfalcio, in fase di realizzazione tramite fondi della l.r. 10/98.

La porzione nord occidentale del territorio del Parco, fra l’Ocone e la Corna Camozzera, è invece quella maggiormente caratterizzata dalla presenza di ambienti rocciosi, poco influenzati dalle dinamiche evolutive dei soprassuoli forestali.